-Questione di costanza, non di perfezione.-

Buonasera, cari lettori, e buon inizio settimana.

Come ogni mattina, la sveglia suona alle 4:30. Questa settimana allungherò le mie sessioni di meditazione mattutina a 15 minuti. Sto percependo che quelle attuali sono troppo corte e sento il bisogno di più tempo per me stesso, tra me, il mio respiro e i miei pensieri.

Questa mattina ho deciso di fare un journaling un po’ diverso. Mi sono semplicemente chiesto: “Come voglio sentirmi oggi? Come voglio agire?” Fare questo esercizio mi ha aiutato molto a comprendere e a “installare” nella mia mente i comportamenti e i sentimenti che voglio adottare. Sebbene non li abbia rispettati al 100%, sento che questo tipo di auto-analisi mi sostiene anche nelle giornate in cui mi sveglio col broncio o nei momenti in cui sto per compiere un comportamento che non voglio mettere in atto.

Credo che manterrò questa routine da oggi in poi. Ogni mattina, come esercizio di journaling, mi porrò queste due domande e darò voce, in modo sincero, a ciò che sento e a come voglio agire, ricordando a me stesso in base a quali valori voglio affrontare la vita e quali comportamenti, buoni o cattivi, voglio instaurare.

Oggi stavo riflettendo su una cosa che sto notando con molta forza: la costanza. Non è mai stata il mio punto forte, lo ammetto. Ho sempre iniziato tante cose senza mai terminarle, passando da un’idea all’altra e rincorrendo valori momentanei in base al mio stato d’animo. Nell’ultimo mese, però, ho capito la potenza di questo valore. Non si tratta di un singolo momento, ma della ripetizione di piccoli passi, fatti con continuità.

L’ho notato con la lettura, con la meditazione e soprattutto con la mia trasformazione fisica. In appena un mese ho riportato il mio corpo in una condizione ottimale e performante. Non c’è stato nessun segreto, solo il seguire un piano con costanza. Certo, mi sono concesso qualche sfizio, qualche cena più abbondante o una fetta di dolce. Ma non è questo che rovina un percorso. Conta l’equilibrio, la consapevolezza, il non lasciarsi andare agli eccessi.

Sapersi godere il cibo, non farne una dipendenza e celebrare gli sforzi fatti con piccoli momenti di gratitudine. Vedete, sono sempre stato un ragazzo con la mente offuscata, accecata dal cibo spazzatura. Ho sempre visto il sabato sera come il punto focale della settimana, il momento in cui mangiavo qualsiasi cosa mi capitasse davanti, senza freni, fino a stare male. Dolce, salato, tutto. Ogni volta, il giorno dopo, mi sentivo un fallito. Mi guardavo allo specchio deluso e, allo stesso tempo, provavo ancora una fame enorme.

Non mi sono mai goduto davvero il cibo: l’ho sempre usato come valvola di sfogo per problemi e ansie. Questa dinamica mi ha accompagnato per anni. Anni. Da quando avevo circa 17 anni. Sette anni in cui aspettavo il weekend solo per abbuffarmi. Ripensandoci oggi, non mi colpevolizzo. Guardo quel periodo con compassione. Capisco cosa provavo e perché avevo così bisogno di conforto. E l’unica cosa che riusciva a darmelo era il cibo.

Cosa è cambiato ora? È cambiato il modo in cui sfogo i momenti difficili: attività fisica, meditazione, lettura e sì, a volte anche un po’ di scrolling sui social. Certo, mi ero ripromesso di evitarlo, lo so. Ma guardandomi indietro mi rendo conto di quanti passi avanti ho fatto. Saper controllare la mente quando mangio fuori e incanalare l’energia nelle cose giuste vale molto di più di qualche momento passato a scrollare.

Sono contento di essermi lasciato alle spalle quella parte di me che mi ha accompagnato per sette anni. E tutto questo è avvenuto grazie alla costanza, valore che nell’ultimo mese ho coltivato con grande impegno: ore di meditazione, libri letti, pagine di journaling piene di pensieri ed emozioni, e non meno di un articolo al giorno su questo blog.

Sono molto fiero della continuità che sto mantenendo. È vero, sto ancora procrastinando un po’ sull’inseguire attivamente i miei sogni, ma ci arriverò. Sono comunque felice di aver capito qual è la mia strada. Se prima nella mia mente c’era solo nebbia, ora riesco a cogliere segnali chiari. Sta a me prendere queste informazioni e agire. Non c’è fallimento più grande del non iniziare.

Ora mi dedicherò alla lettura e andrò a letto presto. Purtroppo oggi sono stato accompagnato da un forte mal di testa per tutto il pomeriggio. È tempo di riposare e prepararmi ad affrontare una nuova giornata domani.

A domani, cari lettori.