-Malinconia, stanchezza e paura.-

Buongiorno cari lettori, oggi scrivo la mattina. Sebbene è una cosa che capita raramente oggi voglio sfogarmi e buttar giù tutto ciò che si nasconde dentro di me.

Vi racconto però, cosa è successo in Lapponia. 5 giorni meravigliosi, tra natura, ore di macchina e attività mozzafiate. Ho visto l’aurora boreale, non ci credo ancora. Nonostante sia stata di piccole dimensioni e forza, c’era, era li e son riuscito a immortalarla.

Sabato 7 marzo, volo di ritorno. 1 ora di ritardo dalla Finlandia. Arrivo a Dublino, corro, corro e corro. Cerco di prendere il volo per Venezia, ma nulla. Volo perso. 8 di sera, 3 amici in aeroporto e pensieri. Cosa facciamo cosa non facciamo, sfruttiamo la situazione, prenotiamo un hotel, in centro. Il mio cervello si attiva, cerco, guardo, cosa fare dove mangiare e cosa visitare. Non ce la faccio proprio a non avere il pieno controllo sulla città.

Io amo pianificare cosa mangiare e dove in posti nuovi, mi rende felice e grato. Amo provare tutte le bakery delle città in cui vado, amo mangiare il locali tipici e amo crearmi l’itinerario per visitare. E mi riesce anche assai bene.

8 marzo, si torna. Volo per Venezia. Tornato la sera tardi, stanchezza, ma felice. Son teso, sapendo che il giorno dopo ho da fare 32km a 4:27. Dubbi che svaniscono nel momento in cui faccio l’allenamento. Che dire, uno dei migliori allenamenti mai fatti. Gambe fresche, mente fresca e corpo che reagisce bene a ogni stimolo. Son felice, sia perché ho chiuso un bellissimo allenamento, sia perché ho apprezzato a pieno Dublino, mi ha lasciato una bella sensazione.

Città piccola, tanti pub, bei posti e molto accogliente. Architettura simile a quella Londinese, tanta birra ma ottimo cibo. Mi è veramente piaciuta.

Ieri sera ho avuto un crollo emotivo. Come se un cumulo di mattoni mi fosse caduto in testa ed ora mi ritrovo sotto le macerie. Mi sento soffocare, ho una sensazione di mancanza d’aria che mi pervade su tutto il petto. Ma di cosa si tratta ? Io lo so. E’ il peso di dover sostenere na vita che non mi appartiene ma che sto scegliendo di vivere. Mi sto autosabotando. Sto procrastinando come un dannato nell’attesa di un punto di svolta. Sto tralasciando tutte le cose che devo fare per raggiungere i miei obiettivi in cambio di stimoli non veritieri. Ma perché ? La verità è che ho grossi obiettivi, tanto grandi. A tal punto da generare in me stesso sensazione di paura e timore, e la resistenza ama tutto ciò. Si sta prendendo gioco di me. Sta godendo come una dannata nel vedermi stare così male, a vedermi soffrire per una vita che ho indirettamente scelto di vivere che non mi rappresenta a pieno.

Sto vivendo la vita di qualcun’altro. Sto sopravvivendo, non sto vivendo. Ma tutto ciò l’ho voluto io. Io e soltanto io. So anche bene che se voglio cambiare le cose, spetta solo a me e a nessun altro. Mi sto facendo prendere a calci in culo dalla resistenza e lei ama tutto ciò.

Ride, mi guarda e ride. Così la immagino. Non vede l’ora che io faccia un passo falso per prendersi gioco di me e farne una beffa. Ora sta vincendo, sta avendo la meglio su di me e sui miei sentimenti, sui miei obiettivi e sul mio voler essere un artista. Lei lo sa, che io sono un artista. Lei lo sa. Ma non vuole che la mia reale vocazione venga fuori.

Io so cosa voglio fare, dove voglio essere e chi io sono. Ma faccio fatica, ho una paura folle del lanciarmi nel vuoto e creare. Ho tutto ciò che posso avere per raggiungere questo scopo ma pecco in forza di volontà e capacità di combattere questa forza oscura che mi stritola come un serpente.

Si la identifico così, come un pitone che mi avvolge. Più cerco di dimenarmi per togliermelo di dosso, più stringe e fa pressione. Mi soffoca, mi cerca di ammazzare. Nel momento che mollo la presa e smetto di dimenarmi per prendere aria, lei lascia la presa perché sa che ha vinto una battaglia, ma non la guerra.

Perché è così, lei ha vinto tante battaglie ma mai la guerra. Io non ho mai definitivamente detto di lasciar stare la mia vocazione da artista, ma ho sempre ceduto, ma mai mollato del tutto. Ho un pitone di 100kg al collo che stringe, sta solo a me togliermelo di dosso. Devo soffrire all’inizio. Farmi stringere, sopportare, e trovare un modo per ammazzarlo. Potrà pure farmi pressione, ma io devo essere più forte di lui.

Resistenza, così la definisco. Così la percepisco.

Odio tornare dai viaggi, è dura per me. Mi destabilizza. Non per il fatto di tornare a lavoro, ma perché viaggiare, fotografare fare video è la mia vocazione. Ne posso assaporare il gusto per qualche giorno, ma quando torno qua tutto svanisce. Questo è ciò che mi genera tristezza. La resistenza ama tutto ciò. Sa bene, che quando sono via lei può guardarmi stare bene e gioire mentre mi faccio le idee più belle della mia vita, su come potrebbe essere la mia vita se vivessi solo di ciò che amo, ma poi non vede l’ora che io torni qua per rimettermi con i piedi a terra, e ridere mentre io piango e mi dispero del fatto che sto soltanto sopravvivendo, e sto cedendo a questa forza oscura. Il pitone stringe, io cedo, e lui gode. Gode immensamente nel vedermi triste e a farmi i complessi. Si nutre di ciò. Le mie ansie e preoccupazioni, pianti e tristezze son la sua benzina. Devo togliergli carburante. Devo diventare un professionista.

Devo presentarmi ogni giorni, farlo ogni giorno, indipendentemente da tutto.

Io devo vincere, devo sopportare e stringere i denti, mentre il pitone stringe e cerca di ammazzarmi. Devo prendere coraggio e liberarmi dalla presa mortale. La resistenza posso batterla, non andrà mai via, si presenterà in altre forme, ma almeno imparo a combatterla.

Sono io che devo prendermi gioco di lei, non viceversa. Son io che devo essere padrone delle mie scelte, diventare professionista nel mio settore, e vivere la vita che ho sempre sognato.

Son anni, che lotto questa forza nera che mi stringe, anni di sofferenze, in cui son stato male. Ansie, Paranoie e depressioni a periodi. Mi sento dentro a un tunnel a senza unico senza portine di emergenza, e la luce in fondo non si vede ancora.

Così, da 5 anni. Il pitone diventa sempre più grosso, e stringe sempre più sul collo.

Ma io ti batterò, è una promessa.

Io avrò la meglio, sto soltanto resistendo, affilando la lama con cui ti colpirò nel momento in cui capirai di essere vulnerabile.

E’ una promessa.