-Tra le calli di Venezia, una tazza di caffè americano e un diario pieno di pensieri.-

E mentre ascolto the girl from Ipanema, decido di scrivere e parlarvi della mia giornata.

Un dolce risveglio, 6 di mattina. Colazione, dolce colazione. Sempre la solita, accompagnata però da un dolce caffè al caramello con latte di mandorla. Sebbene so che vi avevo detto di limitare la caffeina, amo troppo il caffè.

Certo, rispetto a prima ne bevo meno, ora soltanto 2 fatti bene al giorno ma veramente bere quella tazza e assaporarne l’aroma mi rende felice la giornata. Attribuisco la felicità a una tazza di caffè, sembrerà strano ma l’aroma che sento e la corposità che percepisco è afrodisiaco. Le mie papille gustative impazziscono e il mio umore diventa felice e rilassato.

Oggi, fremevo dalla voglia di uscire a Venezia a fotografare e provare la mia nuova macchina fotografica. Ore 8 di mattina, mi vesto. Cappotto nero, mocassini borsa di tela, libro, diario e ovviamente la mia macchina fotografica.

Prendo il bus, fantastico sul mio futuro da fotografo e director, la mia mente divaga e si mi faccio prendere dai frame che la mia immaginazione produce. Io, Parigi, una croissant e tenuta da corsa. 7 di mattina, Montmartre, corsa verso il Sacro Cuore, il sole splende, la gente inizia a svegliarsi e io torno a casa. Mi vesto, mocassino con calzino bianco, cappotto e t-shirt. Nulla di complicato ma qualcosa di confortevole per me.

Matcha, colazione e fotocamera al collo. Bicicletta alla mano, e vado a lavoro. Ora gli son innumerevoli le variabili che la mia mente produce mentre penso a questa cosa, da fotografo di strada, a direttore creativo, a regista a content creator, ma il fattore fondamentale resta sempre lo stesso, io a Parigi con una macchina fotografica.

E sembrerà strano di quanto io sia confuso sul mio futuro ma, la fotocamera è sempre al centro di tutto. Tante combinazioni, ma una variabile.

Arrivo a Venezia, inizio a preparare la mia guerra creativa, mi accingo a prendere la macchina che si trova sul mio collo, e inizio a scattare. Dio mio, quanto vorrei cancellare le foto che non mi piacciono, ma non lo faccio le lascio la. Scatto, cammino e una cosa fondamentale, osservo.

La cosa che amo della fotografia di strada, è che mi tiene presente in ogni istante. Il fatto di dover osservare qualsiasi persona, situazione e luce non mi da modo di vagare con la mente e corpo, ma devo essere PRESENTE sulla situazione. Osservare, capire e comporre la mia sinfonia.

Perché é così che identifico le mie foto, sinfonia. Un connubio di tanti fattori espressi attraverso un immagine. Il poter far capire alla gente cosa ho osservato in quel momento solamente con un immagine mi rende felice.

Cammino, cammino e scatto. A volte penso a quanto brutti siano certi scatti, ma cerco di non pensarci. Arrivo nel mio bar, fronte canale. Mi siedo su una sedia di legno rivolta verso il sole. Mi faccio travolgere dai suoi raggi, e esprimo gratitudine al sole, di come illumina la persona che sono.

Son seduto lungo il canale, gambe una sopra l’altra e ordino. Caffè americano grazie. Tazza piena, sole che splende e diario alla mano. Scrivo, prima scrivo di quanto io sia grato e felice della mia vita, delle mie possibilità di scelta e poi inizio a buttar giù pensieri e immagini. Immagino la mia vita parigina, la casa dove vorrei abitare e cosa vorrei fare. Ne escono frasi che rappresentano situazioni e routine, sorrido e penso a quanto tutto ciò un giorno sarà realtà.

Vedete, sempre più spesso il nostro cervello entra in modalità di overthinking. Passiamo da un pensiero all’altro o ci rattristiamo di quanto indietro siamo nella vita rispetto agli altri, e di come non stiamo facendo nulla per cambiare la nostra vita. Io in primis, sono una di quelle persone la. Devo imparare ad apprezzarmi giorno per giorno, e guardare il mio cammino, senza fare paragoni con altra gente.

Capisco come, i social son diventata il nostro punto debole. Sebbene, io li consideri la miglior arma a livello lavorativo, perché ti permette di farti conoscere per ciò che posti, come lavori, creazioni e arte. Da un altro lato ci costringono a paragonarci costantemente egli altri. Ciò crea in noi sconforto generale, ansia e tristezza perché ci sentiamo essere inferiori e non realizzati. Voglio veramente imparare a non paragonarmi agli altri. Seguire la mia strada, e basta.

Oggi ho realizzato e preso coscienza di un altro punto fondamentale. Ho sempre pensato che io dovessi postare per uno scopo ben preciso, o per forza piacere a qualcuno. Ma ciò non ha fatto altro che creare in me ansia, sconforto e debolezza. Noi dobbiamo creare e postare ciò che piace a noi. Mi rendo conto che noi non per forza dobbiamo mostrare o fare qualcosa a uno scopo preciso, ma dobbiamo farlo perché lo amiamo. Postiamo qualcosa perché ci piace il nostro risultato, non per compiacere a qualcuno. Il tal modo lo facessimo, stiamo vendendo la nostra musa. Colei che ci segue e ci protegge quando stiamo facendo ciò che amiamo. Creare con lo scopo di un fine ben preciso è una cosa da meschini. Devi creare e prendere azioni perché hai a cuore ciò che fai.

E se sto parlando in terza persona, in realtà l’unica persona a cui sto parlando è me stesso. Perché a volte mi rendo conto, anzi la maggior parte delle volte mi rendo conto che cerco sempre di trovare l’approvazione e la compiacenza degli altri verso qualsiasi cosa io faccio.

Devo farlo perché lo amo. Postare solo ciò che è allineato con me stesso, che più mi rappresenta e seguire la mia vocazione. Devo smetterla di farmi prendere e trascinare dalla resistenza verso gratificazioni apparentemente appaganti ma che non fanno altro che distrarmi dal mio obiettivo principale.

Lei lo sa, sa come distruggermi, come tenermi impegnato lontano dalla mia vocazione, perché sa bene di cosa io sia capace di fare. E fa di tutto, per cercare di trascinarmi altrove. Lei ci gode a vedermi così. perché sa che sta avendo la meglio.

Ma io devo essere più forte, combatterla. E non c’è arma migliore che decidere di smettere con le gratificazioni senza senso e prendere azione verso ciò che il nostro cuore vuole.

Devo seguire la mia vocazione basta, e iniziare. Non inventare scuse inutili per cercar di sviare dalle mie priorità.

E così tra una cosa e l’altra finisco il mio caffè, scrivo due pagine del diario, leggo e prendo il sole. Son le 10, mi alzo e mi incammino senza meta inseguendo le luci. Si, amo i riflessi, le luci e le geometrie che il sole crea. Cerco di fotografarle in tutte le sue sfaccettature, cerco situazioni di vita comune da immortalare. Tante sono le volte che sbaglio a esporre, che sporco gli scatti, ma poco importa. Come posso pretendere di essere perfetto alla prima uscita ? Ci vuole tempo, e pratica. La costanza un giorno ripagherà, ma non è questo che cerco, non è il compenso. E’ essere grato degli scatti che faccio, e poterli condividere per far percepire le mie prospettive. Questo è ciò che voglio.

Son le 12, lo stomaco inizia a chiamare con qualche brontolio. E mi siedo nel bus, libro in mano e mi godo il rientro a casa. Il tempo vola, il libro mi prende. Leggo sempre lo stesso libro da 1 mese, perché lo sento mio. Lo sento allineato a me stesso. Finché lo sentirò così continuerò a leggerlo.

Pane, formaggio morbido alle erbe e frittata con erba cipollina. Questo è il mio comfort food. Non c’è altro da aggiungere. Mi distendo in divano, e stranamente succede una cosa insolita. Prendo sonno, dormo come un bambino innocente avvolto da una coperta. Era da tanto che non succedeva, e non mi è dispiaciuto affatto. Mangio qualcosa, mi riempio lo stomaco e bevo il terzo caffè della giornata. Passano le ore, arriva il tempo di correre. 10km, come non sentirli. Respiro facile, le gambe son fresche e vado, come un soffio di vento. Allenamento portato a termine con successo senza fatica. Gambe presenti, testa pure. Manca sempre meno, alla mia prima maratona. Mi sento pronto. Non vedo l’ora.

Ora mi accingerò a prepararmi una buona di tazza di tè con melatonina e andrò a dormire come un bambino, pronto ad affrontare una nuova giornata piena di avventure e pensieri, possibilmente positivi.

A domani cari lettori, è stato un piacere raccontarvi della mia giornata.