-Corsa all’alba, bivacco tra le dolomiti e momenti di condivisione e gioia.-

Buonasera, cari lettori.
Come avete visto, ieri non ho scritto il giorno 39, ma recupero oggi, perché l’esperienza vissuta in questi due giorni è stata unica.

La giornata di ieri è iniziata con 12 km di corsa, giusto per svegliare la mente. Facili, senza pretese, chiudendo così la settimana a 93 km. Molto soddisfatto di questo risultato. Le mie gambe stanno diventando sempre più forti, i chilometri aumentano e anche velocità e resistenza. Sono davvero contento.

Ore 10:15. Si parte. Direzione montagna. Gasato come poche altre volte. La mia felicità inizia a emergere dopo Ponte nelle Alpi, per me grande simbolo dell’infanzia, quando andavo a fare la settimana bianca a Sappada. Tanti ricordi riaffiorano: luoghi che da piccolo erano sommersi di gente ora appaiono deserti. Le cose cambiano, l’attitudine delle persone pure, e di conseguenza molti posti finiscono nel dimenticatoio.

Parcheggiamo. Non si conosce la meta, ma solo il percorso. Si inizia a camminare. Il profumo di legna bagnata, i rumori degli animali, gli ululati dei cani e la neve che cade sul viso. Neve, tanta neve, quasi fino al ginocchio. Non ho pensieri, se non quello di arrivare in cima, godermi la vista del bivacco e bere una tisana calda. Sono questi gli unici pensieri che mi attraversano la mente.

La fatica c’è, non troppa, ma l’ossigenazione è difficile. Mille metri di dislivello in 3 km: un percorso che ti mette a dura prova. A metà camminata, 2 km segnati dal Garmin, sono già passate 2 ore. Inizia a nevicare più forte, ci copriamo e continuiamo con un unico obiettivo in comune: la cima.

Passo dopo passo, barretta dopo barretta, scorgiamo l’ultimo tratto di salita. Il respiro si fa più calmo. Ci siamo. Siamo arrivati.
4 ore e 9 minuti: stanchi ma felici, affamati e con una voglia incontenibile di toglierci gli scarponi, accendere un fuoco e riscaldarci. Il collo è massacrato, 15 kg sulle spalle si fanno sentire, ma non importa. Penso solo a calore, fuoco, cibo e sacco a pelo.

Passiamo una bellissima serata: scattiamo foto, arrostiamo marshmallow e chiacchieriamo. Nulla di più, come una volta. Una convivialità che mi mancava. Una stanza condivisa, senza pregiudizi o cattiveria, solo amore, gioia e felicità per un obiettivo comune. Abbiamo condiviso il bivacco con due persone che non conoscevamo ed è stato davvero bello. Mi ha ricordato il mio viaggio in Sri Lanka, tra ostelli e guest house.

Il sonno è stato difficile, con molti risvegli. Forse non sono abituato a tenere lo zaino sulle spalle per così tante ore, o forse è stato il cuscino gonfiabile. Sta di fatto che il risveglio è stato traumatico: cervicale a pezzi e forte mal di testa. Mi sentivo come se avessi combattuto su un ring. Frastornato e stanco, poco rigenerato. Ma non importa: l’alba andava vista.

Colazione, tisana, antidolorifico e via. Ci godiamo la mattinata tra foto, video e chilling. Abbiamo scattato tantissime foto ricordo, immortalato le luci del cielo e inaugurato così il mio primo bivacco.

È ora di scendere. Si preparano gli zaini, ancora pesanti ma più leggeri rispetto alla salita. Restano solo 0,5 litri d’acqua nelle borracce. Un obiettivo: scendere, godersi la neve fresca, respirare il profumo del bosco e, ovviamente, trovare acqua.

Dopo 1 ora e 45 minuti di camminata intravediamo la macchina. Un sospiro di sollievo per la fatica fatta, ma anche un velo di tristezza nel lasciare un posto così magico. I miei occhi sono stanchi, ho bisogno di riposo.

Al ritorno non vedevo l’ora di farmi una bella doccia. È stata meravigliosa: l’acqua calda che scorre sulla pelle, il calore che avvolge il corpo e la stanchezza che lentamente se ne va. Cena presto, diario, lettura. E così si conclude un weekend immerso nella natura, con grandi ricordi da portare con me.

Vi auguro una buona serata, cari lettori, e una buona settimana