• Day 70/75 – Fotografia di strada

    -Tra le calli di Venezia, una tazza di caffè americano e un diario pieno di pensieri.-

    E mentre ascolto the girl from Ipanema, decido di scrivere e parlarvi della mia giornata.

    Un dolce risveglio, 6 di mattina. Colazione, dolce colazione. Sempre la solita, accompagnata però da un dolce caffè al caramello con latte di mandorla. Sebbene so che vi avevo detto di limitare la caffeina, amo troppo il caffè.

    Certo, rispetto a prima ne bevo meno, ora soltanto 2 fatti bene al giorno ma veramente bere quella tazza e assaporarne l’aroma mi rende felice la giornata. Attribuisco la felicità a una tazza di caffè, sembrerà strano ma l’aroma che sento e la corposità che percepisco è afrodisiaco. Le mie papille gustative impazziscono e il mio umore diventa felice e rilassato.

    Oggi, fremevo dalla voglia di uscire a Venezia a fotografare e provare la mia nuova macchina fotografica. Ore 8 di mattina, mi vesto. Cappotto nero, mocassini borsa di tela, libro, diario e ovviamente la mia macchina fotografica.

    Prendo il bus, fantastico sul mio futuro da fotografo e director, la mia mente divaga e si mi faccio prendere dai frame che la mia immaginazione produce. Io, Parigi, una croissant e tenuta da corsa. 7 di mattina, Montmartre, corsa verso il Sacro Cuore, il sole splende, la gente inizia a svegliarsi e io torno a casa. Mi vesto, mocassino con calzino bianco, cappotto e t-shirt. Nulla di complicato ma qualcosa di confortevole per me.

    Matcha, colazione e fotocamera al collo. Bicicletta alla mano, e vado a lavoro. Ora gli son innumerevoli le variabili che la mia mente produce mentre penso a questa cosa, da fotografo di strada, a direttore creativo, a regista a content creator, ma il fattore fondamentale resta sempre lo stesso, io a Parigi con una macchina fotografica.

    E sembrerà strano di quanto io sia confuso sul mio futuro ma, la fotocamera è sempre al centro di tutto. Tante combinazioni, ma una variabile.

    Arrivo a Venezia, inizio a preparare la mia guerra creativa, mi accingo a prendere la macchina che si trova sul mio collo, e inizio a scattare. Dio mio, quanto vorrei cancellare le foto che non mi piacciono, ma non lo faccio le lascio la. Scatto, cammino e una cosa fondamentale, osservo.

    La cosa che amo della fotografia di strada, è che mi tiene presente in ogni istante. Il fatto di dover osservare qualsiasi persona, situazione e luce non mi da modo di vagare con la mente e corpo, ma devo essere PRESENTE sulla situazione. Osservare, capire e comporre la mia sinfonia.

    Perché é così che identifico le mie foto, sinfonia. Un connubio di tanti fattori espressi attraverso un immagine. Il poter far capire alla gente cosa ho osservato in quel momento solamente con un immagine mi rende felice.

    Cammino, cammino e scatto. A volte penso a quanto brutti siano certi scatti, ma cerco di non pensarci. Arrivo nel mio bar, fronte canale. Mi siedo su una sedia di legno rivolta verso il sole. Mi faccio travolgere dai suoi raggi, e esprimo gratitudine al sole, di come illumina la persona che sono.

    Son seduto lungo il canale, gambe una sopra l’altra e ordino. Caffè americano grazie. Tazza piena, sole che splende e diario alla mano. Scrivo, prima scrivo di quanto io sia grato e felice della mia vita, delle mie possibilità di scelta e poi inizio a buttar giù pensieri e immagini. Immagino la mia vita parigina, la casa dove vorrei abitare e cosa vorrei fare. Ne escono frasi che rappresentano situazioni e routine, sorrido e penso a quanto tutto ciò un giorno sarà realtà.

    Vedete, sempre più spesso il nostro cervello entra in modalità di overthinking. Passiamo da un pensiero all’altro o ci rattristiamo di quanto indietro siamo nella vita rispetto agli altri, e di come non stiamo facendo nulla per cambiare la nostra vita. Io in primis, sono una di quelle persone la. Devo imparare ad apprezzarmi giorno per giorno, e guardare il mio cammino, senza fare paragoni con altra gente.

    Capisco come, i social son diventata il nostro punto debole. Sebbene, io li consideri la miglior arma a livello lavorativo, perché ti permette di farti conoscere per ciò che posti, come lavori, creazioni e arte. Da un altro lato ci costringono a paragonarci costantemente egli altri. Ciò crea in noi sconforto generale, ansia e tristezza perché ci sentiamo essere inferiori e non realizzati. Voglio veramente imparare a non paragonarmi agli altri. Seguire la mia strada, e basta.

    Oggi ho realizzato e preso coscienza di un altro punto fondamentale. Ho sempre pensato che io dovessi postare per uno scopo ben preciso, o per forza piacere a qualcuno. Ma ciò non ha fatto altro che creare in me ansia, sconforto e debolezza. Noi dobbiamo creare e postare ciò che piace a noi. Mi rendo conto che noi non per forza dobbiamo mostrare o fare qualcosa a uno scopo preciso, ma dobbiamo farlo perché lo amiamo. Postiamo qualcosa perché ci piace il nostro risultato, non per compiacere a qualcuno. Il tal modo lo facessimo, stiamo vendendo la nostra musa. Colei che ci segue e ci protegge quando stiamo facendo ciò che amiamo. Creare con lo scopo di un fine ben preciso è una cosa da meschini. Devi creare e prendere azioni perché hai a cuore ciò che fai.

    E se sto parlando in terza persona, in realtà l’unica persona a cui sto parlando è me stesso. Perché a volte mi rendo conto, anzi la maggior parte delle volte mi rendo conto che cerco sempre di trovare l’approvazione e la compiacenza degli altri verso qualsiasi cosa io faccio.

    Devo farlo perché lo amo. Postare solo ciò che è allineato con me stesso, che più mi rappresenta e seguire la mia vocazione. Devo smetterla di farmi prendere e trascinare dalla resistenza verso gratificazioni apparentemente appaganti ma che non fanno altro che distrarmi dal mio obiettivo principale.

    Lei lo sa, sa come distruggermi, come tenermi impegnato lontano dalla mia vocazione, perché sa bene di cosa io sia capace di fare. E fa di tutto, per cercare di trascinarmi altrove. Lei ci gode a vedermi così. perché sa che sta avendo la meglio.

    Ma io devo essere più forte, combatterla. E non c’è arma migliore che decidere di smettere con le gratificazioni senza senso e prendere azione verso ciò che il nostro cuore vuole.

    Devo seguire la mia vocazione basta, e iniziare. Non inventare scuse inutili per cercar di sviare dalle mie priorità.

    E così tra una cosa e l’altra finisco il mio caffè, scrivo due pagine del diario, leggo e prendo il sole. Son le 10, mi alzo e mi incammino senza meta inseguendo le luci. Si, amo i riflessi, le luci e le geometrie che il sole crea. Cerco di fotografarle in tutte le sue sfaccettature, cerco situazioni di vita comune da immortalare. Tante sono le volte che sbaglio a esporre, che sporco gli scatti, ma poco importa. Come posso pretendere di essere perfetto alla prima uscita ? Ci vuole tempo, e pratica. La costanza un giorno ripagherà, ma non è questo che cerco, non è il compenso. E’ essere grato degli scatti che faccio, e poterli condividere per far percepire le mie prospettive. Questo è ciò che voglio.

    Son le 12, lo stomaco inizia a chiamare con qualche brontolio. E mi siedo nel bus, libro in mano e mi godo il rientro a casa. Il tempo vola, il libro mi prende. Leggo sempre lo stesso libro da 1 mese, perché lo sento mio. Lo sento allineato a me stesso. Finché lo sentirò così continuerò a leggerlo.

    Pane, formaggio morbido alle erbe e frittata con erba cipollina. Questo è il mio comfort food. Non c’è altro da aggiungere. Mi distendo in divano, e stranamente succede una cosa insolita. Prendo sonno, dormo come un bambino innocente avvolto da una coperta. Era da tanto che non succedeva, e non mi è dispiaciuto affatto. Mangio qualcosa, mi riempio lo stomaco e bevo il terzo caffè della giornata. Passano le ore, arriva il tempo di correre. 10km, come non sentirli. Respiro facile, le gambe son fresche e vado, come un soffio di vento. Allenamento portato a termine con successo senza fatica. Gambe presenti, testa pure. Manca sempre meno, alla mia prima maratona. Mi sento pronto. Non vedo l’ora.

    Ora mi accingerò a prepararmi una buona di tazza di tè con melatonina e andrò a dormire come un bambino, pronto ad affrontare una nuova giornata piena di avventure e pensieri, possibilmente positivi.

    A domani cari lettori, è stato un piacere raccontarvi della mia giornata.


  • Day 69/75 – Pratica

    -13km, giornata lenta, tanta pratica.-

    Buonasera cari lettori, come va ? Io oggi bene, e stasera non avrò molto da raccontarvi.

    Stamattina mi son alzato alle 6:30, rilassato e rigenerato. Mi son goduto la colazione, la solita. Fette biscottate, yogurt e banana. Che dire, ormai è parte essenziale della mia morning routine.

    Ho aperto la finestra, luce. Le giornate iniziano ad allungarsi, questa cosa mi rende gioioso. Lettura, scrittura e ordine. Questo è ciò che più mi rende felice all’inizio di ogni giornata per sentirmi più produttivo.

    Spesa, panificio, camminata all’aria aperta e si inizia. Dalle 10 fino a tardo pomeriggio mi son concentrato a studiare e apprendere le nozioni per usare la nuova fotocamera. Ci ho dato dentro. No distrazioni, soltanto una meritata pausa pranzo con del buon pane fresco e uova e si riparte. Video su video, dai settaggi alle funzioni che ha, e più vado avanti a capirne qualcosa più divento curioso.

    Finisco, ore 17. Decido di andare a correre. Son felice. Il mio animo è tranquillo e ho appena concluso 13km neanche sentirli. Cena, mi riposo in letto, scrivo e mi concedo una buona tisana.

    Domani è giunto il momento di iniziare a fare pratica in campo. Venezia, sarà la mia fonte primordiale per fare pratica. A me e te.

    A domani.


  • Day 68/75 – Ordine

    -Ordine e sensazione di vuoto.-

    Buonasera cari lettori, come state ?

    Oggi è stata una giornata chill, ho lavorato questa mattina in grossa attesa dell’arrivo della mia nuova macchina fotografica. Ed è così che annuncio l’arrivo della mia nuova fujifilm x100vi.

    Son super gasato di imparare ad usarla e creare nuovi video, ma sopratutto questa sarà la mia everyday cam che porterò sempre con me, ovunque.

    Sveglia presto, 8 ore di lavoro. Capisco di essere più nervoso del solito, la fame aumenta, sento pressione, vorrei mangiare già il pranzo alle 10 di mattina. Capisco bene quando c’è qualcosa che non va in me. Mi prende una fitta di fame allo stomaco incontrollata. Ebbene si, devo convivere con questa condanna.

    Oggi pomeriggio mi son rilassato, ho scartato la macchina fotografica e ho deciso di fare una cosa che non facevo da tempo.

    Ordine.

    Ho investito 2 ore del mio tempo a fare ordine della mia camera. Erano mesi che procrastinavo questo compito, ma avevo bisogno di sistemare e svuotare le cose. Si, non si tratta solo di ordine dell’ambiente ma ordine mentale. Il poter lavorare alla scrivania senza distrazioni e sentire una sensazione di calma e pulito. Son dell’idea che per lavorare bene abbiamo bisogno di un ambiente sano e pulito, non circondati da cianfrusaglie e oggetti insignificanti sopra la nostra scrivania. Ho ordinato tutto, dai mobili, ai cassetti agli armadi dei vestiti. Ne sentivo proprio necessità, veniva da dentro.

    Pomeriggio trascorso così, tra pulizia, ordine e curiosità verso il nuovo acquisto. Questo sarà il mio mezzo da battaglia per la costruzione della mia carriera e vocazione più grande, il Matteo artista. A volte ripenso agli anni passati, di quando ero piccolo. Di quanto odiassi scrivere, leggere e essere una persona creativa. Era una condanna per me, se solo qualcuno mi avesse parlato di arte, scrittura solo al pensiero mi nauseava.

    Ed, ora mi guardo e penso, tra me e me, di quanto io sia emotivamente e mentalmente coinvolto in tutto ciò che una volta odiavo. Amo scrivere, documentare, fotografare e amo il design. Per me, la vita è arte. Osservare, capire e comporre. Immortalare, condividere e godere di lavori fatti.

    La mia vita è cambiata radicalmente nel giro di anni, e ad essere sincero anche troppo. Ho subito un sacco di mutazioni nel corso della mia adolescenza, ed ora mi trovo a gestire grossi cambi. Negli ultimi 3 anni, ho cambiato costantemente la mie credenze, passando dal voler essere un investitore, al diventare un fitness influencer, al filmmaker al fotografo. Ma mai, come ora, sento una vocazione così forte che mi chiama, sull’essere un artista. Un fotografo. Un viaggiatore. Un curioso che cerca di catturare ricordi e scene di vita tramite una fotocamera. Son immensamente grato di questa versione nuova di me stesso. Ad oggi posso dire che sia la versione di cui sento appartenere di più tra le varie.

    Io voglio metterci tutto me stesso per perseguire questa vocazione. Poter diventare un fotografo, storyteller e regista a tempo piena. Amo tutto ciò.

    Oggi pomeriggio son andato in palestra dopo tanto tempo, è stato liberatorio. Ogni tanto mi fa bene staccare dalla corsa e concedermi del meritato riposo.

    Ma, son stato colpito da un senso di vuoto abissale. Come se stessi sprofondando in una buca infinita, senza fondo. Costantemente in volo verso un qualcosa senza fine. Angoscia, ansia, tristezza, delusione. Pervaso da queste sensazioni, come una coperta che mi avvolge, e un cappio che stringe, mi sento soffocare da codeste emozioni. E cerco, cerco la via di scampo, trovando una scala per risalire. E’ dura, molto. Quando vengo pervaso da tutto ciò divento apatico con chiunque mi stia accanto. Perché ? A cosa cerco di scappare ? Son finzione o realtà tutto ciò che provo.

    Devo trovare la forza per spezzare questa resistenza che mi rende un procrastinatore seriale. Ultimamente ho ripreso a usare parecchio il telefono, trascurando le mie vocazioni. La resistenza sta dominando e io sto perdendo. Ma cosa mi separa dalla mia vocazione alla realizzazione ? La resistenza.

    La devo battere.


  • Day 67/70 – Addestramento

    -Una long easy run, addestramento lavorativo e un meritato panino.-

    Buonasera cari lettori, oggi sarò breve.

    Un ottimo inizio di giornata. Pane, yogurt greco, banana e burro di arachidi. Cosa chiedere di più.

    Oggi sul menù 24km ritmo lento, le mie gambe sfrecciavano, come fulmini. Il mio respiro sotto controllo, un buon battito e un meritato stop nel panificio di fiducia per fare rifornimento. Amo, letteralmente, amo il profumo del pane caldo. Ma sopratutto ciò che mi rende felice è il rapporto che si sviluppa con le persone che conosci. Son immensamente grato a chi lavora nel panificio, a cui ogni volta mi trattano con gioia e simpatia. E ovviamente, mi deliziano di buon pane.

    Pranzo, doccia e via a lavoro. Sebbene le mie aspettative lavorative siano sotto terra, e la voglia di addestrarmi sia altamente in discussione, ma non perché sia un buon annulla, ma perché mancano gli stimoli necessari all’interno del luogo in cui lavoro. Il clima non è sano, la gente è invidiosa e son tutti pronti a pugnalarti le spalle. Da parte dell’azienda vieni trattato male, non ti viene riconosciuto nulla. E noi sopportiamo.

    Ma oggi, ho colto con gioia il fatto di addestrarmi. Forse perché ero da solo e non c’era confusione, ed esterno da occhi indiscreti. Ho apprezzato l’addestramento fatto con il mio capoturno. E’ davvero una brava persona. E’ riuscito a farmi piacere ciò che stavo facendo, riaccendendo in me una piccola fiamma di voglia di imparare. Nonostante il settore non sia il mio, e benché questa vita non mi appartiene.

    Ma, per la prima volta dopo tanto ho veramente apprezzato il capire cose nuove, l’essere curioso per qualcosa di cui io non sia minimamente interessato. Il tempo scorreva, la conversazione fluiva e la curiosità si faceva spazio.

    Stasera a cena, come simbolo di gratitudine per l’ottimo allenamento svolto, mi son voluto premiare. Due fette di pane caldo, con formaggio alle erba, verdure grigliate e roast beef. Il mio amore per il roast beef è qualcosa che va al di fuori del normale. Una dei cibi che apprezzo di più nonostante io non sia fun della carne ma prediliga il pesce e derivati.

    Grato per questa giornata, immensamente grato e fiero del mio lavoro e dell’ottima corsa svolta. Sto apprezzando a pieno la preparazione alla maratona e ciò mi rende felice. Corro senza pensieri e pressione, godendomi ogni singolo km dal primo all’ultimo.

    Fisicamente sto una bomba, mangio bene, dormo bene e mi delizio ogni tanto di buon cibo. Ramen, cibo locale e bevande locali. Son molto felice di aver superato la mia fase di abbuffate e binge eating. Sto imparando a mangiare per godermi le cose e non solo per riempire lo stomaco a sfinimento soltanto per stress e nervoso.

    A domani cari lettori, eccitato in attesa dell’arrivo della macchina fotografica. Non vedo l’ora!


  • Day 66/75 – Gratitudine

    -Tempo run, sole e un ottimo ramen.-

    E si conclude così, questa settimana piena di angosce e paranoie ma anche gioie.

    Ho ripreso la mia routine, certo non al 100%, ma l’ho ripresa. Stamattina mo meditato, letto, scritto e son andato a lavoro. Il tempo è volato, anche se sento sempre una sensazione di pesce in una bolla di vetro.

    Sto solo aspettando il momento di saltare fuori.

    Oggi avevo le gambe indolenzite, preoccupato ma entusiasta di correre. Avevo bisogno di correre forte, sfogarmi e passare del tempo con me stesso. Che dire, ottimo allenamento portato a termine, le scarpe nuove spingono veramente tanto.

    Ho iniziato a correre al parco, girarci attorno. Per molti può sembrare noioso, ma io sto veramente amando questa cosa. Mi sento libero, il mio animo si tranquillizza e corro, senza meta e giro, giro e giro senza pensieri. Dove tutto prende un senso, tra me e il mio respiro, e le mie gambe che vanno, come un treno a piena velocità.

    Post corsa, gambe leggere, fisico felice e animo buono. La sensazione che ti da la corsa appena finisci e porti a termine i tuoi obiettivi é impagabile. Mi sento bene, ho scaricato tutta la tensione che avevo addosso, e ora e tempo di una cosa sola.

    Ora, ci godiamo un bel ramen in compagnia. Che dire, io non sono una persona da grandi pretese, ma il ramen è il mio comfort food. Quel cibo che mi da felicità, che mi rende grato di ciò che ho e mi riscalda il cuore. Ne avevo proprio bisogno, son felice e provo molta gratitudine.

    Domani 26km, son contento e non vedo l’ora. Poco più di un mese, il tempo che separa me dalla mia prima maratona. Son un po nervoso ma felice allo stesso tempo. La preparazione sta andando a gonfie vele, io mi godo tutti gli allenamenti e amo correre. Ci siamo, siamo carichi e pronti a prenderci tutto.

    Ora, ci godiamo la cena e l’ottima compagnia di un amico, mentre assaporiamo un buon ramen avvolto da una conversazione intrigante.

    A domani cari lettori.